Autore: Redazione

Italia

26
Lug

Superstrada Pedemontana Veneta: il progetto dello scandalo

Superstrada Pedemontana Veneta: storia dell’ennesimo scandalo italiano nel settore delle opere pubbliche.

Le vicende per certi aspetti connesse, del Mo.S.E., del progetto av Verona/Padova, del raddoppio dei binari realizzati in galleria Verona/Fortezza, del porto off shore in laguna e, infine, della squallida e inquietante vicenda della Pedemontana Veneta, segnano, direbbe un biologo, gli “alleli” del DNA del nostro Paese.
Bande di affaristi spregiudicati si relazionano al politicume, assurto a funzioni decisionali non per competenza e consenso ricevuti, ma perché organici e specialisti nell’assassinio dello Stato di diritto. Tale è l’inevitabile dinamica di uno Stato il cui debito pubblico diventa sempre più ingestibile con gli strumenti ordinari della politica.
Un Mo.S.E val la pena ricordare, che doveva costare 3700 mld di lire nel 1998 - corrispondenti a 2,7 mld di euro di oggi - e che costerà 6,2 mld di euro. Giova ricordare che l’opera è stata sostenuta non solo da Galan, ma da Prodi, Amato, Dipietro, Letta, e che l’unico oppositore locale fu Massimo Cacciari, di cui si merita ricordare:

“Queste opere sono state realizzate contro la volontà del sindaco di Venezia. Firmato: Presidente del Consiglio Romano Prodi”.

Allora come oggi si usa una strategia integrata, fatta di mancato rispetto delle norme e di corruzione delle regole, cioè elaborazione e scrittura delle norme, per gli interessi di privati tutto a danno dello Stato.

Il leit motiv dominante è che siamo carenti d’infrastrutture e:

“garantire l’accessibilità e connettere l’Italia all’Europa e al Mediterraneo“,

come afferma Delrio.
Ridicola, con 7 valichi tutti infrastrutturati e sottoutilizzati, l’affermazione di connessione alla Europa. Affermazione che s’interpreta unicamente in termini di aumento della spesa pubblica per il traforo in Val di Susa, il Traforo del Brennero, il Terzo Valico tra Genova e Milano e, infine, per la connessione av Ronchi dei Legionari/Trieste /Lubiana.
Silenzio invece sulle due connessioni realmente utili, cioè le opere a sud del Tunnel del Gottardo e la connessione ovest dell’interporto di Verona.
Il ministro delle infrastrutture straparla di fonti di finanziamento che attingono alla legge di stabilità, ai fondi europei, al CEF - un miliardo per tutta la UE-, al fantasmagorico piano Junker, al PON Infrastrutture e reti - 1,8 mld che non bastano nemmeno per mezzo progetto Bs/Vr -, al POR 2014/2020 - chi lo dice al Ministro che la “R” sta per regioni e che lui non c’entra nella gestione? Parleremo in un successivo articolo di queste fonti di finanziamento, per denunciarne l’uso strumentale e avulso dai vincoli comunitari e di quanto scritto nel DEF 2016.

Superstrada a pedaggio Pedemontana Veneta nel dibattito nazionale

La porcata di grandi dimensioni si chiama Superstrada a Pedaggio Pedemontana Veneta, inclusa tra le opere strategiche - se ne contabilizzavano 403 con 1359 lotti per un costo di 375 mld e realizzazioni pari al 13%, a dimostrazione che erano strategiche solo a seguito intesa Stato/Regione - e assurta finalmente a dibattito nazionale.
La realizzazione doveva avvenire usando lo strumento della finanza di progetto, così, la scelta del concessionario, avvenuta attraverso gara, ha visto prevalere - dopo lunghi contenziosi con cordate locali - l’A.T.I., associazione temporanea di imprese composta dal Consorzio Stabile S.I.S. s.c.p.a. mandataria e da Itinere Infrastructuras s.a.

Stato di emergenza da traffico: approvato progetto definitivo della Pedemontana Veneta

In seguito all’aggiudicazione, veniva costituita la società di progetto Superstrada PedemontanaVeneta s.p.a. fra le componenti l’A.T.I.
Dopo la procedura di aggiudicazione si escogitava l’uovo di colombo, ovvero la dichiarazione dello stato di emergenza da traffico (DPCM 31 luglio 2009) prorogato fino al 2010. La conseguenza? La nomina di un commissario delegato per l’emergenza a cui venivano attribuiti poteri “speciali” - extra ordinem-, tanto che il commissario approvava il progetto definitivo nel settembre 2010.
Le condizioni dello stato di emergenza sono fissate dalla legge (24/1992) e sono rappresentate da imprevedibilità e temporaneità.
D’imprevedibile non c’era un bel nulla considerato che da tempo immemore la situazione di congestione era presente in quei territori e comunque ordinanze dei Sindaci non se ne riscontravano. La dichiarazione dello stato di emergenza ha consentito la deroga nell’applicazione di un gran numero di leggi, soprattutto di norme del codice appalti.
Lo stato di emergenza nei territori dei comuni di Vicenza e Treviso è stato ulteriormente prorogato dal Governo attuale fino al 31 dicembre 2016.

Superstrada Pedemontana Veneta: la questione dei finanziamenti

Lo scandalo o l’affaire Pedemontana Veneta si arricchisce con la questione finanziamenti. Doveva costare 895 milioni di euro oggi costa 2,7 miliardi di euro, ma non è finita.
Il Commissario straordinario all’emergenza ha firmato, con il concessionario della Pedemontana, un contratto con il quale la Regione Veneto dovrà pagare la differenza di ricavi fra traffico reale e traffico previsto. Il vero giallo è sulle previsioni di traffico e quindi sui ricavi che alterano il Piano Economico Finanziario, che, come sempre succede, sono stati sovrastimati fortemente.

Sulla vicenda si ritrovano insieme la consigliera regionale del PD Moretti, che sostiene le argomentazioni assurde di Zaia.

La polemica riguarda le garanzie che Cassa Depositi e Presiti dovrebbe concedere su un bond da 1,6 mld con un tasso d’interesse all’8% emesso dalla banca Usa JP Morgan.
La Superstrada Pedemontana Veneta a pedaggio doveva essere realizzata senza oneri per lo Stato, perché ripagata con i pedaggi. La modalità prescelta “ il project financing ”, con l’uso spregiudicato della dichiarazione di emergenza e conseguente deroga a quasi tutte le leggi dello Stato (stato di emergenza esteso con D.L. 343/2001). Insomma su previsioni di traffico sovrastimate di un terzo, si vorrebbe che il garante di ultima istanza fosse lo Stato.
Sulle enormità e bufale ascoltate e lette sulla stampa locale si potrebbe scrivere un libro! Basta rimandare a quanto prescrive l’ex art 144 comma 3 quater del Codice Appalti relativamente al bando di gara e alla risoluzione del rapporto di concessione in caso di mancata sottoscrizione del contratto di finanziamento entro due anni dall’approvazione del progetto definitivo. Siamo abbondantemente oltre i due anni e, dopo che lo Stato ha messo la metà dei soldi in un progetto da realizzarsi senza oneri pubblici, oggi si scopre che il privato non ha tirato fuori un euro e vorrebbe scaricare i costi di questa follia sulle casse pubbliche!

Tratteremo diffusamente lo scandalo Pedemontana Veneta, le denunce reiterate di un organo di controllo come la Corte dei Conti (deliberazione 18/G del 30 dicembre 2015) e l’inaccettabile silenzio del Ministero retto da Delrio alle richieste di informazioni sulla SPV ed evidenziate dalla Corte dei Conti con la comunicazione dell’11 luglio scorso e relative all’indagine conoscitiva sulla superstrada a pagamento Pedemontana Veneta.