Perché Russia sospende gas a Polonia e Bulgaria e come l’Europa si muoverà

Perché Russia sospende gas a Polonia e Bulgaria e come l'Europa si muoverà

L’Unione Europea pronta ad una risposta coordinata

La Russia non fornirà più gas a Polonia e Bulgaria. I due paesi sono i primi a subire la decisione di Mosca, le cui forniture energetiche sin dall’inizio delle sanzioni sembravano essere il possibile punto dolente per le misure europee.

Europa ed Italia con grandi quote di forniture energetiche dalla Russia

Diversi paesi, tra cui l’Italia e la Germania, dipendono energeticamente ed in gran quota dalle forniture russe e per cambiare questi scenari, benché ci si sia già mossi per questo, potrebbero servire mesi. Ed ecco perché si guarda con interesse alle dinamiche che stanno interessando i primi paesi che hanno subito la decisione della Russia.

Gas, la Russia vuole pagamento in rubli

Alle società che in Polonia e Bulgaria si occupano della fornitura di gas alla rete nazionale è stato notificato lo stop dei flussi dalla Russia da parte di Gazprom. Questo perché non sono arrivati i pagamenti in rubli nei tempi previsti. Il cambio di valuta, come è noto, era stata una decisione presa dal governo di Mosca.

Una scelta che alcuni analisti avevano visto come una contro-sanzione, ma che dal punto di vista economico avrebbe potuto anche assicurare un aumento della richiesta della moneta russa. Con i riscontri favorevoli conseguenti che si sarebbero avuti.

Dalla Bulgaria hanno, però, fatto sapere che in realtà le consegne di aprile sarebbero state pagate e lo stop alle forniture debba essere considerato una violazione contrattuale. La convinzione è che, in qualche modo, questa fase il gas possa diventare una sorta di arma politica, benché sia noto che l’Unione Europea non pagherà il gas in rubli.

Dopo stop gas Russia a Bulgaria e Polonia, Europa lavora a soluzioni alternative

Secondo la presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen gli ultimi fatti sarebbero un nuovo tentativo della Russia di utilizzare «il gas come strumento di ricatto». Ha confermato che i paesi europei hanno dei piani d’emergenza e sono al lavoro per elaborare una risposta coordinata.

In concreto questo dovrebbe tradursi nella capacità di avere flussi alternativi alle forniture energetiche russe e soprattutto garantire l’assenza di problemi nell’approvvigionamento energetico nel territorio europeo.

Lo stop al gas russo era un orizzonte che si considerava le prossime sanzioni

Fino ad ora le forniture di gas non avevano subito lo stop e non avevano fatto parte del pacchetto di sanzioni europee proprio per la necessità di individuare percorsi diversi.

L’azione russa, invece, è di fatto arrivata prima che si arrivasse a quello che sembrava un orizzonte tracciato, cioè lo stop al gas russo da parte della stessa Europa. L’idea era che i pagamenti alle forniture risultassero essere una fonte di reddito tale da poter finanziare la guerra in Ucraina. Si attendono adesso i prossimi sviluppi.