Pensioni nati nel 1958 e 1959: tra quota 100 e quota 102, guida alla convenienza

Pensioni nati nel 1958 e 1959: tra quota 100 e quota 102, guida alla convenienza

Lavorare due anni di più o semplicemente attendere due anni per la pensione, questa la differenza tra quota 100 e quota 102, ed a qualcuno conviene aspettare

La quota 100 cesserà il 31 dicembre 2021 ed al suo posto potrebbe entrare quota 102. Assai probabile infatti che il governo prosegua su questa strada, varando una misura simile a quota 100 come calcolo dell’assegno ma leggermente più penalizzante come requisiti.

Ma proprio il calcolo dell’assegno produce un vantaggio per chi, pur rientrando nell’orbita della quota 100, potrebbe trovare conveniente scegliere la quota 102 o quanto meno, usare quota 100 più in là negli anni. Il paradosso di quota 102 infatti è che per alcuni lavoratori non cambierà niente rispetto a quota 100, soprattutto per chi ha maturato entro il 2021 sia l’età utile che la contribuzione necessaria.

Pensioni quota 100 e quota 102, le differenze

Fino al 31 dicembre 2021 chiunque completa i requisiti per la pensione con la quota 100, potrà uscire dal lavoro immediatamente. Ma essendo una misura flessibile ed opzionale, nulla vieta a questi lavoratori di scegliere di posticipare l’uscita e sfruttarla negli anni a venire.

Questo grazie alla cristallizzazione del diritto alla pensione, perché chi ha completato i requisiti per la quota 100 entro il 31 dicembre 2021, ha il diritto acquisito anche per gli anni futuri. In pratica, chi entro la fine del 2021 completa almeno 62 anni di età e almeno 38 anni di contributi, potrà uscire dal lavoro anche nel 2022, 2023 e così via.

Una situazione che riguarda diversi lavoratori nati nel 1958 o nel 1959. Per loro nulla cambia con l’ingresso di quota 102. Con quota 102 servono sempre 38 anni di contribuzione versata, ma servono 64 anni di età minima.

Nel 2022 un soggetto nato nel 1958 completa l’età per la quota 102, ma avendo già al 31 dicembre 2021 i 38 anni di versamenti necessari, potrà uscire dal lavoro utilizzando il diritto già maturato con la quota 100. E se il calcolo della pensione è il medesimo per entrambe le misure, nulla cambierà.

Restare al lavoro conviene, perché sale la pensione

Se con la quota 102 non verranno introdotte penalizzazioni di assegno con ricalcoli contributivi come qualcuno vorrebbe, è evidente che l’assegno pensionistico percepito dai beneficiari dell’uscita in anticipo salirebbe.

Ma questo vale anche per la quota 100 e per chi ha la facoltà e la possibilità di restare al lavoro anche dopo aver completato i requisiti. Due anni di versamenti in più significano, soprattutto per il calcolo basato sul montante contributivo, più pensione percepita (anche se ci sono casi in cui questo non è vero).

Inoltre, va sottolineato che il sistema del calcolo delle prestazioni pensionistiche prevede la trasformazione dei contributi in pensione con i coefficienti che vengono detti appunto, “di trasformazione”. Si tratta di aliquote con cui i versamenti dei contributi vengono trasformati in assegno previdenziale. E sono coefficienti tanto più favorevoli quanto più in avanti con gli anni si lascia il lavoro.