Autore: Giacomo Mazzarella

Pensione

Pensioni: come si ottiene l’integrazione a 515,58 euro

Trattamento minimo Inps, cos’è e come funziona

Avere una pensione bassa è un tarlo per milioni di pensionati italiani. E il trend del sistema pensionistico italiano non lascia presagire nulla di buono. Infatti il sistema contributivo tende drasticamente a ridurre gli importi delle pensioni. A questo bisogna aggiungere che il lavoro instabile di oggi, precariato, la disoccupazione e gli stipendi sempre più bassi, completano lo scenario che abbassa notevolmente la media degli assegni previdenziali.

Trattamento minimo, maggiorazione sociale e incremento al milione sono elementi aggiuntivi delle pensioni che possono essere sfruttati per incrementare gli importi delle prestazioni. Ma come funzionano questi strumenti previdenziali?

Pensioni, come si calcolano gli incrementi per le pensioni basse con il trattamento minimo Inps

A determinate condizioni, un pensionato che ha una pensione piuttosto bassa, può ottenere l’incremento della pensione al trattamento minimo. Senza troppi tecnicismi, anche se non è propriamente così, il trattamento minimo Inps è l’importo al di sotto del quale una pensione non può scendere. Il trattamento minimo Inps si adegua ogni anno al tasso di inflazione.

Per il 2020 questo trattamento minimo è pari a 515,58 euro mensili.
Pertanto, chi ha una pensione di importo basso deve avere l’assegno integrato al trattamento minimo. L’integrazione al trattamento minimo consiste in un aumento della pensione mensile, che viene integrata sino ad arrivare a 515,58 euro mensili.

Questa integrazione non vale per chi ha la pensione calcolata interamente con il sistema contributivo.

Per ottenere l’integrazione al trattamento minimo è necessario il rispetto di precisi requisiti di reddito.

Per i single occorre avere un reddito annuo non superiore a 6.702,54 euro. Anche in questo caso, i valori da rispettare devono essere adeguati annualmente al tasso di inflazione e pertanto, i valori di cui parliamo sono quelli validi per il corrente anno. Per chi ha redditi entro tale soglia, l’integrazione al trattamento minimo è piena, mentre con redditi sopra 6.702,54 euro ed entro la soglia di 13.405,80 euro il trattamento è ridotto.

Esempi di calcolo per l’integrazione al trattamento minimo

In altri termini se il pensionato ha un reddito complessivo di 5.000 euro mila euro annui ed una pensione di 200 euro mensili, ha diritto all’integrazione piena della pensione, sino ad arrivare a 515,58 euro. Questo è l’esempio più semplice per capire come funziona l’integrazione.

Con reddito pari a 10.000 euro annuo e stessa pensione, l’integrazione è parziale ed è dettata dalla differenza tra 13.405,80 e il reddito complessivo comprensivo della pensione già percepita.

Stesso discorso per gli sposati, ma inevitabilmente soglie più alte da centrare. Infatti il trattamento minimo è pieno se il reddito annuo complessivo proprio e del coniuge non supera 20.107,62 euro (con reddito personale sempre entro i 6.702,54 euro.

Viene assegnata in misura parziale l’integrazione al minimo nel caso in cui il reddito cumulato con il coniuge sia sopra 20.107,62 euro ma non oltre i 26.810,16 euro (con reddito personale entro i 13.405,80 euro).