Autore: Giacomo Mazzarella

pensione di reversibilità

Pensione di reversibilità: coniuge troppo giovane escluso e legge anti badanti attiva?

La differenza di età tra i due coniugi conta per la pensione di reversibilità? ecco la risposta.

La pensione ai superstiti, comunemente chiamata pensione di reversibilità è un trattamento pensionistico riconosciuto in caso di decesso del pensionato. Nel calderone della pensione ai superstiti rientra anche la pensione indiretta, ma questa non va confusa con la pensione di reversibilità in quanto essa riguarda decessi di lavoratori non ancora arrivati alla pensione ma che hanno o 15 anni di contributi versati o 5 anni di versamenti di cui almeno 3 anni nei 5 anni precedenti la data di decesso.

La pensione di reversibilità di cui parliamo oggi, è appannaggio del coniuge superstite, del compagno unito civilmente, del coniuge divorziato quando questo era titolare di assegno divorzile, dei figli minorenni, dei figli invalidi, dei figli studenti e in particolari casi anche i genitori del deceduto o i fratelli e le sorelle.

In linea di massima però, la pensione di reversibilità è quasi sempre destinata al coniuge superstite del pensionato deceduto. La questione anni fa fece molto discutere perché fu prodotta una norma che collegava la liquidazione della pensione di reversibilità al coniuge, solo dopo determinati anni di matrimonio e solo in presenza di una differenza di età tra i coniugi, non sospetta.

Si tratta della famosa norma anti badanti, che puntava ad impedire i matrimoni di comodo tra anziani e loro badante, allo scopo di trasferire la pensione a quest’ultima dopo la morte del vecchietto.

Vediamo di approfondire meglio l’argomento, andando a verificare se in presenza di una determinata distanza di età e nel caso in cui il coniuge superstite sia troppo giovane, si corre il rischio di non avere la pensione di reversibilità.

Norma anti badante, la giurisprudenza l’ha già bocciata

“Anche se il matrimonio è stato breve si ha diritto alla pensione di reversibilità, indipendentemente dalla differenza di età, dagli anni del defunto e dagli anni del coniuge superstite”, questo è l’orientamento dei giudici che sono stati chiamati più volte a gestire legalmente casi di questo genere.

La norma anti badanti nasceva proprio allo scopo di evitare l’elevata serie di matrimoni in tarda età che moti anziani italiani contraevano con le giovani badanti che li assistevano durante gli ultimi anni di vita. Una prassi e una moda che era molto diffusa a tal punto da interessare il legislatore.

In altri termini, secondo la giurisprudenza, la cosiddetta norma anti badanti è considerata contraria alla nostra Costituzione. La norma prevedeva una riduzione del 10% per ogni anno inferiore ai dieci qualora la differenza di età tra i coniugi fosse superiore al ventennio e il coniuge deceduto avesse almeno 70 anni.

Una norma specifica quindi, che prendeva a riferimento la differenza di età tra marito e moglie e l’anzianità del defunto. Ma è una norma che va a violare il diritto al matrimonio di troppe persone, magari spinte dal sentimento e non da quella pratica furbesca che la stessa norma ha cercato di contrastare.

Inoltre, secondo i giudici della Corte Costituzionale, a cui si deve la bocciatura della norma anti badanti, tale normativa viola i principi di uguaglianza e ragionevolezza, nonché il principio di solidarietà che è posto alla base del concetto di pensione di reversibilità.

Anche per l’Inps la norma anti badanti è non applicabile

Tra l’altro ciò che hanno sancito i giudici è stato confermato anche da una circolare Inps che spiega nel dettaglio l’orientamento dell’Istituto in casi simili. L’Inps non ha deciso di applicare la norma che voleva un taglio percentuale del 10% di pensione per ogni anno di matrimonio inferiore ai 10 se la differenza di età tra i coniugi era sopra i 20 anni e se uno dei due aveva sopra i 70 anni di età.