In pensione a 64 anni, poi quota 89 o quota 82: ecco da quando

In pensione a 64 anni, poi quota 89 o quota 82: ecco da quando

Riforma delle pensioni profonda, nel 2022 si metterà in atto la rivoluzione per il 2023. Ecco le anticipazioni

Con la legge di Bilancio 2022 pronta, la riforma delle pensioni è stata di fatto rimandata. Nel 2022 ci sarà solo un intervento tampone e a termine per evitare un impatto troppo severo sui lavoratori, della fine di quota 100.

Dentro quota 102, e si passa da 62+38 come combinazione minima di uscita dal lavoro, a combinazione 64+38. Poi, proroga e leggero restyling dell’Ape sociale e proroga senza ritocchi per opzione donna.

Sarà il 2023 l’anno della vera riforma delle pensioni, con il superamento della riforma di Elsa Fornero. Tre almeno le ipotesi in campo e il 2022 sarà l’anno giusto per limare queste ipotesi e tramutarle in realtà.

La pensione a 62 anni, nel 2023

Dopo l’addio a quota 100, la pensione a 62 anni va solo in pausa per un anno, per ritornare in auge nel 2023, anche se con misure diverse rispetto alla quota 100.

Le trattative tra governo e sindacati presto torneranno al tavolo col Ministero del Lavoro. Quota 100 viene sostituita solo per un anno da quota 102. Solo nel 2022 si potrà lasciare il lavoro al raggiungimento dei 64 anni di età e dei 38 anni di contributi.

Solo raggiungendo entrambe le soglie entro il 31 dicembre 2022 si porrà sfruttare la misura. Nel 2023 invece si dovrebbe tornare ad una pensione anticipata di 5 anni rispetto alla pensione di vecchiaia ordinaria a 67 anni. Ma ben diversa da quota 100.

Uscita a 62 anni, il nodo è l’età contributiva

Le correnti di pensiero su un’uscita a 62 anni sono diverse, ma ciò che fa ben sperare in vista di una riforma che vedrà i natali, forse per il 2023, è proprio l’età anagrafica. Sembra quasi che consentire un’agevolazione in termini di uscita dal lavoro dai 62 anni sia ormai una cosa che tutti vogliono.

Una specie di pentimento per aver cessato quota 100? Effettivamente il sospetto c’è tutto. Se da un lato i sindacati proseguono la campagna che vuole una misura di pensionamento flessibile dai 62 anni con 20 anni di contributi, adesso pure la politica sembra andare in quella direzione. Certo, non proprio in stile sindacati, ma un pochino diversa.

Il dossier pensioni del MEF

I tecnici del Ministero dell’economia e delle finanze hanno dato i natali ad una Commissione tecnica sulla riforma previdenziale che ha stilato alcuni provvedimenti di carattere previdenziale che si potevano varare.

Tra questi, una strada prevede l’uscita dai 62 anni di età con contestuale soddisfacimento di 25 anni di contributi versati. L’altra invece prevede l’uscita con 20 anni di contributi ma con 64 anni di età.

Sulle regole di calcolo delle pensioni poi, ci sarebbero valutazioni sul sistema da adottare, retributivo o contributivo. Con quest’ultima via assai battuta visto che la pensione a 64 anni con 20 anni di contributi esiste già e riguarda i cosiddetti contributivi puri.