Guerra in Ucraina, le attuali responsabilità dei paesi Nato secondo Lavrov

Guerra in Ucraina, le attuali responsabilità dei paesi Nato secondo Lavrov

Le dichiarazioni del ministro degli Esteri di Mosca in due interviste rilasciate nelle ultime ore

Torna a parlare il ministro degli Esteri Russo Sergey Lavrov e lo fa in un’intervista rilasciata all’agenzia cinese Xinhua. Nelle sue dichiarazioni, riportate da RaiNews, ci sono inevitabilmente le vicende che fanno di contorno a quanto sta accadendo in Ucraina, dove la guerra prosegue. E non mancano le accuse verso l’atteggiamento dell’Occidente e della Nato in particolare in riferimento ad alcune scelte che starebbero avendo come risultato quello di complicare gli scenari sia sul fronte di quella che chiama «operazione militare» che su quella dei negoziati in atto.

La Russia si dice «favorevole» ai negoziati

L’esponente del governo russo ha sottolineato che se gli Stati Uniti e la Nato hanno interesse a risolvere la crisi in atto dovrebbero cessare le loro forniture di armi e munizioni a Kiev. Nel punto di vista espresso ha sottolineato il fatto che la Russia sia «favorevole» alla prosecuzione dei negoziati. Secondo Lavrov l’atteggiamento assunto «dai sostenitori occidentali di Kiev» ha la funzione di incoraggiamento a «combattere fino all’ultimo ucraino».

Per Lavrov l’Ucraina non dovrebbe farsi guidare dai consiglieri lontani

E c’è un passaggio in cui si addebita una precisa responsabilità ai paesi Nato. Secondo Lavrov «stanno - si legge - facendo di tutto per impedire il completamento dell’operazione speciale russa in Ucraina mediante accordi politici».

Secondo Lavrov si potrà raggiungere un obiettivo nel momento in cui Kiev difenderà gli interessi del suo popolo senza farsi guidare dai «consiglieri lontani». Un pensiero espresso sottolineando come i negoziati proseguano con frequenza quotidiana attraverso l’ausilio delle videoconferenze.

Nella serata del 29 aprile, in un’altra intervista rilasciata ad al-Arabiya, Lavrov aveva chiarito che Mosca non si sente in guerra con la Nato e che non minaccia nessuno con una guerra nucleare, uno sviluppo che non può essere consentito.

«Purtroppo - ha aggiunto - c’è la sensazione che la Nato creda di essere in guerra con la Russia». Ed infine un passaggio rispetto al fatto che l’Occidente non deve aspettarsi che le sanzioni portino la Russia a «chiedere perdono» o a capitoli davanti alle sanzioni.

Nelle dichiarazioni riportate all’agenzia di stampa cinese Xinhua il ministro degli Esteri russo ha sottolineato che la revoca delle sanzioni fa parte dei negoziati di pace tra Mosca e Kiev.

Guerra in Ucraina, Zelensky parla di «lotta per la vita»

Ma se i colloqui proseguono, non si fermano le armi. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sottolineato come in questo momento si stia combattendo «una lotta per la vita». Ha, inoltre, sottolineato che per il Donbass ci sia il rischio che venga trasformato «in pietra», disegnando lo scenario peggiore come quello in cui possa accadere quanto si è verificato a Mariupol.

La città è stata definita da Zelensky adesso come «campo di concentramento russo tra le rovine». Mariupol era una delle città più sviluppate di quella regione. Dall’inizio della guerra è stato uno dei centri più colpiti, per effetto della sua posizione geografica. Si trova, infatti, in una sorta di corridoio tra il Donbass e la Crimea.