Autore: Ranjitha Mancini

Istat - Italia - Povertà - Disoccupazione - PIL

15
Apr

Istat: 4,5 milioni di italiani in povertà assoluta. Disoccupazione maggiore solo in Grecia

In Italia 4,5 milioni di persone vivono in povertà assoluta e la disoccupazione è ancora tra le più alte d’Europa. Ecco il quadro negativo fornito dall’Istat sul nostro Paese.

È di soli due giorni fa la notizia sull’imminente approvazione del Reddito di Inclusione a sostegno delle famiglie in difficoltà economica, e proprio ieri l’Istat ha reso noto che ben 4,5 milioni di famiglie in Italia vertono in condizioni di povertà assoluta.

Questo è quanto emerso dalla pubblicazione Istat «Cento statistiche per capire il Paese in cui viviamo», secondo la quale nel 2015 il 6,1% delle famiglie italiane viveva in povertà assoluta, cioè non era in grado di acquistare nemmeno i beni di prima necessità. Le persone in stato di povertà relativa, invece, erano circa 8 milioni.

Il rapporto dell’Istat evidenzia una situazione complessivamente negativa per l’Italia, non solo riguardo i dati sulla povertà, ma anche sulla disoccupazione, sulla produttività e sul mercato del lavoro.

Ecco allora quanto emerso dal rapporto Istat «Noi Italia» sulla situazione economico-sociale dell’Italia nel 2015.

Istat: Italia in crisi tra povertà, disoccupazione e pressione fiscale

Secondo il rapporto dell’Istituto di Statistica sono in aumento le famiglie che vivono in condizioni di povertà assoluta, in particolare i nuclei familiari con più di 4 componenti. Sebbene nel 2015 l’11,5% della popolazione vivesse in «condizioni di grave deprivazione», tuttavia il numero di persone soddisfatte per il proprio bilancio familiare è aumentato per il terzo anno consecutivo, raggiungendo il 50,5% del totale.

Resta comunque evidente un grande divario tra la situazione del Nord e del Sud Italia. Infatti, se in media in Italia sono occupate soltanto 6 persone su 10 di età compresa tra i 20 e i 64 anni, questo valore scende al 47% nelle regioni del Mezzogiorno, mentre sale al 69,4% nel Centro-Nord. Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione, l’Italia è tra i Paesi peggiori dell’Unione Europea, seguita solo dalla Grecia.

Il dato sulla disoccupazione presenta anche uno squilibrio di genere, con il 71,7% degli uomini occupati e soltanto il 51,6% delle donne. L’incidenza del lavoro a termine, ovvero dei contratti a tempo determinato, è gradualmente aumentata dal 2009, stabilizzandosi poi al 14% negli ultimi due anni. Inoltre, il PIL pro capite degli italiani è inferiore del 4,5% rispetto alla media UE, del 23,6% rispetto a quello della Germania e del 9,2% di quello della Francia.

Contratti tempo determinato Italia

La pressione fiscale in Italia, invece, è diminuita di 0,7 punti percentuali rispetto ai massimi raggiunti tra il 2012 e il 2013, scendendo così al 42,9%. Nonostante ciò il nostro Paese rimane tra quelli con la maggiore pressione fiscale, superata soltanto dalla Francia. Anche per quanto riguarda la produttività, l’aumento dell’1,1% tra il 2010 e il 2015 resta comunque inferiore al ritmo di crescita degli altri Paesi europei, pari al 5,1%.

Istat: in Italia problemi anche con istruzione e sanità

Ad aggravare ulteriormente il quadro fornito dall’Istat sulla situazione dell’Italia contribuiscono anche i dati sull’istruzione e sulla sanità. Il numero dei laureati e degli studenti che abbandonano gli studi sono ancora molto lontani dalla media europea.

Nel 2016, infatti, in Italia ha conseguito una laurea il 26,1% dei ragazzi tra i 30 e i 34 anni, mentre la media UE è del 40%. Sul fronte degli abbandoni scolastici, la percentuale dei ragazzi che lasciano gli studi è scesa al 13,8%, ma l’Italia si piazza comunque al quartultimo posto della classifica europea, seguita soltanto da Romania, Malta e Spagna.

L’Italia occupa il quartultimo posto della classifica europea anche per quanto riguarda i soldi pubblici spesi per l’istruzione, che incidono sul PIL soltanto per il 4,1%. l’unico primato detenuto dall’Italia è tutt’altro che positivo, riferendosi al numero dei ragazzi «inattivi»: infatti, son ben 2,2 milioni i giovani italiani che non studiano e non lavorano.

Secondo l’OCSE, infine, nel 2014 la spesa sanitaria pubblica in Italia ammontava a circa 2.400 dollari pro capite, ben al di sotto dei 3.000 dollari spesi in Francia e dei 4.000 della Germania. Il contributo delle famiglie italiane alla spesa sanitaria totale è stato del 23,3%, con un lieve aumento rispetto agli anni precedenti. Unico dato positivo, quello sul tasso di mortalità infantile, che nel 2014 nel nostro Paese è stato solo del 2,8% per mille nati vivi. L’Italia ha quindi uno dei valori più bassi in Europa, il che è indice del buon livello di sviluppo e benessere del Paese.