Autore: Paolo Marsico

12
Feb

Sebino Nela si racconta: la malattia, la Roma e Roberto Falcao

Il racconto dell’ex terzino della Roma. La lotta contro il tumore, la ricerca della guarigione ed una minaccia, che resterà per sempre, nonostante tutto.

Sebino Nela, ex terzino della [Roma, del Napoli, e della nazionale italiana negli anni ottanta, si racconta in una lunga intervista al “Corriere dello Sport”. L’assenza, la malattia che lo tiene con il fiato sospeso da più di due anni, e poi gli amici, i colleghi ed il mondo del calcio.

Il tunnel della malattia

«Con quello che ho passato, diciamo che sto bene – ha dichiarato l’ex giallorosso - devo fare un’altra operazione a breve. Più breve tempo possibile. Sarà la quarta. Non ce la faccio più. Che operazione? Ho il retto addominale aperto, le viscere spingono, mi esce sempre questo bozzo non bellissimo da vedere. Devo fare pulizia di un po’ di schifezza – continua - e mettere una rete di protezione. Dopo di che, continuerò i miei controlli ogni sei mesi»

La Roma e l’esperienza con la squadra femminile

Nela ha parlato tra l’altro della sua esperienza presso la società della Roma, come responsabile della squadra femminile, ma è chiaro che il centro del suo racconto, è tutto li, la malattia e come ti cambia.
"L’umore? - ha dichiarato - va e viene. Leggere o sentire ogni volta di persone che conosco che se ne vanno da un giorno all’altro mi spegne un poco”

Vecchi compagni guerrieri

E poi il discorso finisce per coinvolgere vecchi compagni di squadra, tra nazionale e club, Gianluca Vialli eSinisa Mihajlovic, anch’essi, purtroppo da qualche tempo travolti dalla malattia e costretti a combattere, come una volta in campo, ma molto , molto di più.
«Vialli e Mihajlovic? - spiega Sebino Nela - Mi ha turbato molto saperlo. A Sinisa mando messaggi attraverso il nostro amico comune Vincenzo Cantatore. Con Gianluca – continua - eravamo in camera insieme al mondiale di Messico ’86. L’ho incontrato poche settimane fa, a Roma-Juventus. Ci siamo abbracciati – dichiara - ’Guarda che non si molla un cazzo’, gli ho detto. Nemmeno di un millimetro»

L’intervista si è poi concentrata sul racconto della consapevolezza di essere malati, e li l’ex calciatore ha raccontato delle notti insonni, dei risvegli in lacrime, e della certezza che questo male, quando arriva, non ti lascia più, perchè come triste realtà o soltanto come minaccia, è sempre li dietro l’angolo.

La Roma , Falcao e quel rigore non calciato

Il discorso si è poi fermato sulla Roma, come giusto che fosse. E su Paulo Roberto Falcao, campione dei giallorossi tricolori di inizio anni ottanta: "Antipatia congenita? Non mi sta antipatico. Lui a Roma faceva vita a sé – spiega Nela - noi, io, Pruzzo, Ramon Turone, Chierico, stavamo magari da ’Pierluigi’, il ristorante, a giocare a tressette fino alle quattro di mattina, lui se ne stava a casa, non usciva mai. Il rigore non tirato? - continua - A Roma c’è tutt’ora un’adorazione per Falcao. Anche per questo lui quel rigore doveva tirarlo. Tu pensi che il Totti di turno – conclude - Del Piero o Baggio si sarebbero scansati in una finale mondiale?