Autore: Melina Forte

Ciclismo - Italia

14
Ott

Molestie nel ciclismo rosa, nel mirino i comportamenti del Ct Salvoldi

L’ex ciclista Maila Andreotti rilascia un’intervista al Corsera. La Procura Federale indaga sul ruolo del tecnico Dino Salvoldi.

Le molestie travolgono anche il ciclismo rosa. Da oltre un mese, si parlava di presunti casi di molestie all’interno della pluripremiata nazionale femminile. Oggi sembrano certezze. A rompere il muro di silenzio in un’intervista al Corriere della sera è l’ex ciclista della nazionale Maila Andreotti, che a soli 25 anni ha deciso di appendere la bici al chiodo a pochi mesi dalle Olimpiadi di Tokyo e soprattutto dopo aver conquistato 20 titoli italiani su pista.

L’atleta è stata sentita dalla Procura Federale che dovrà valutare alcune condotte illecite da parte del tecnico plurimedagliato Edoardo Salvoldi, conosciuto da tutti come Dino. Commissario tecnico della nazionale femminile su pista dal 2001, diventa responsabile del settore femminile dal 2005; in questi anni le sue nazionali hanno conquistato complessivamente 207 medaglie.

Il MeToo nel ciclismo femminile

È agosto quando una decina di giovani cicliste denunciano molestie e bullismo da parte di team manager olandesi e belgi. A fare da eco, in Italia, è l’ex coordinatore azzurro Silvio Martinello che afferma di aver segnalato alla Federciclismo diversi episodi simili nella nazionale. Nessun provvedimento viene preso contro i responsabili che rimangono in carica. Martinello viene sentito dalla Procura e fa il nome del c.t. Dino Salvoldi, che a sua volta viene ascoltato nelle settimane successive

Nell’intervista al Corsera, la Andreotti denuncia chiaramente che le scelte fatte dai responsabili della Nazionale spesso non erano suffragate da meriti tecnici o sportivi.

«Chiunque può innamorarsi, non è questo il problema. Lo diventa quando cominci a favorire chi è legata a te. Nel caso di una di loro, che non mi riguardava perché facevamo specialità diverse, ricordo ragazze che piangevano perché venivano lasciate da parte per una che non era la più forte. Tante hanno smesso per questo»

Il marcio, la ragazza ricorda, di averlo visto per la prima volta quando ha incontrato un massaggiatore:

«Mi faceva domande strane, battute un po’ spinte, mi diceva ‘spogliati’ prima dei massaggi. Stava a guardarmi mentre mi spogliavo, mi sentivo a disagio».

Riguardo Dino Salvioli, la ragazza non parla tanto di molestie sessuali, quanto di costrizioni psicologiche :

«Io fisicamente da Salvoldi non sono mai stata molestata. Le ragazze che hanno avuto rapporti con lui erano tutte consenzienti. Io sollevo la questione psicologica, non fisica. Certe cose non vanno bene a priori».

Anche se la ragazza non è stata molestata sessualmente, è stata costretta lo stesso ad abbandonare il suo sogno di atleta (nonostante fosse pure brava) e a rifarsi una vita lontano dal ciclismo.

«A causa del ciclismo non mi sono diplomata. Ora faccio l’ultimo anno del liceo. Devo riorganizzare la mia vita. Vorrei entrare in Polizia. Averi potuto farlo con i risultati sportivi, vorrà dire che farò il concorso».

Noi le facciamo i nostri migliori auguri per il suo futuro.