Lavoro: ecco come licenziarsi senza perdere il diritto alla Naspi

Lavoro: ecco come licenziarsi senza perdere il diritto alla Naspi

Dare le dimissioni fa perdere il diritto alla disoccupazione Inps, questa come regola generale, ma ci sono modi per non perdere tale diritto.

La Naspi è l’indennità per disoccupati Inps che viene concessa dall’Istituto Previdenziale Italiano a chi perde involontariamente il posto di lavoro. “Perdere involontariamente il posto di lavoro”, questa per definizione, una delle caratteristiche della Naspi che sottintende il fatto che se viene a mancare l’involontarietà nella perdita del rapporto di lavoro, non si ha diritto all’indennità.

Ma approfondendo il campo normativo della Naspi, occorre sottolineare che ci sono casi in cui pur se la perdita di lavoro proviene dalle dimissioni autonome del lavoratore, il diritto alla Naspi non viene meno.

Le dimissioni che danno diritto alla Naspi

Anche con le dimissioni un lavoratore dipendente può avere accesso all’indennità per disoccupati Inps meglio conosciuta come Naspi (Nuova assicurazione sociale per l’impiego). Ma devono essere dimissioni particolari, le cosiddette dimissioni per giusta causa.

Il datore di lavoro che da mesi non paga più puntualmente gli stipendi, il datore di lavoro si dimostra ostile nei confronti di un lavoratore, i colleghi di lavoro adottano comportamenti non consoni al posto di lavoro e rendono insostenibile il proseguo del lavoro. Sono queste alcune tipologie di situazioni che possono spingere un lavoratore a presentare le dimissioni dal loro posto di lavoro.

Ma ve ne sono tante, come il demansionamento, la gravosità dei compiti che un datore di lavoro carica ad un suo subordinato e così via. Si tratta di tipologie di situazioni che a vederla bene, producono delle dimissioni che sono autoctone da parte del lavoratore, ma che non provengono esclusivamente da una semplice sua volontà. In altri termini, il lavoratore è stato quasi costretto a rassegnare le proprie dimissioni.

Dal momento che ogni sussidio per disoccupati che l’Inps prevede,la nuova Naspi come le vecchia indennità con requisiti ridotti o la Aspi o la Mini Aspi, nasce per tutelare redditualmente il lavoratore che ha perso il posto di lavoro per colpa non del tutto sua (licenziamento, scadenza contratto a termine e così via), anche le dimissioni, se date per giusta causa rientrano tra le tipologie di perdita del Lavoro che possono dare diritto ad essere indennizzati tramite Naspi.

Dimissioni per giusta causa, come fare?

Chi da le dimissioni non ha diritto alla disoccupazione, a meno che queste dimissioni non siano avvenute per giusta causa. Non tutte le motivazioni sono valide per ottenere una giusta causa di dimissioni. Il datore di lavoro che non paga lo stipendio puntualmente per un solo mese, non è una giustificazione valida per addurre alla giusta causa.

Il subire vessazioni, il mobbing sul luogo di lavoro, le discriminazioni, i mancati aumenti o le mancate promozioni spettanti rispetto ai colleghi che magari le ricevono, il mancato pagamento dello stipendio per più mensilità, il mancato pagamento degli straordinari sempre per più mensilità o richieste strane come il rinunciare a parte dello stipendio per aiutare l’azienda o il cambiare mansione senza motivazione sono invece fattispecie di situazioni che possono essere considerate giuste cause di dimissioni.

Per dimettersi occorre seguire adesso la procedura on line e proprio presentando le dimissioni telematiche, nel form predisposto si potrà indicare, come motivo della cessazione del rapporto di lavoro, le dimissioni per giusta casa.

Nessun obbligo di indicare la causa esatta che hanno spinto il lavoratore a dimettersi per giusta causa, anche se alla fine del form c’è lo spazio dedicato alle note dove è possibile indicare ciò che si vuole, compresa la già citata motivazione della giusta causa di dimissioni.

La giusta causa come semplice indicazione va riportata anche sulla naspi quando si va a fare la domanda di disoccupazione all’Inps, anche in questo caso con procedura telematica autonoma o tramite Caf e Patronati.

Solo se l’Inps contesta la giusta causa di dimissioni, il lavoratore sarà tenuto, nelle sedi opportune per il contenzioso, a spiegare le motivazioni della giusta causa.