Roma, 5 feb. (Adnkronos Salute) - «Allargare la fascia dello screening» per l’epatite C (Hcv) «e stabilizzarla fino al 2030, riservando le risorse che sono necessarie». A tale proposito «esiste anche una proposta di legge». Così Ivan Gardini, presidente Associazione EpaC-Ets in occasione della presentazione - oggi a Roma - di «Straight to the Target», progetto di prevenzione e sensibilizzazione promossa dal Consiglio Regionale del Lazio che dà la possibilità ai dipendenti di sottoporsi gratuitamente a un test salivare per Hcv (dalle 10 alle 17) che consente di ottenere un riscontro immediato. Organizzata da Cencora-Pharmalex e promossa dall’Associazione EpaC-Ets, Aisf e Simit, l’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con l’Intergruppo parlamentare Epatiti virali e malattie del fegato, con il patrocinio del Consiglio Regionale del Lazio e il contributo non condizionato di Gilead Italia e Abbvie.
"Il target è di arrivare a screenare almeno l’80-85% della popolazione. In questo momento non siamo arrivati a questa quota. L’unico sistema per raggiungere il target è stabilizzare lo screening, almeno fino al 2030. La fascia di popolazione" interessata è quella «dove c’è maggiore prevalenza», cioè in chi ha più «di 50 anni. Questo è il sistema più veloce perché le regioni si possono organizzare meglio - spiega Gardini - Non possiamo continuare a prorogare di anno in anno e definire lo screening sperimentale. Stabilizzando lo screening» inoltre «si possono effettuare campagne nazionali: in questo momento vengono fatte a livello regionale, differenti l’una dall’altra. Questo non è il problema, ma una campagna nazionale avrebbe veramente un impatto maggiore. Bisognerebbe poi coinvolgere anche le farmacie e i medici di famiglia».
In questo momento le persone diagnosticate con infezione da virus dell’epatite C «sono rimaste davvero poche - osserva Gardini - Lo sappiamo perché i nostri associati, al 90-95% sono già stati tutti curati. Probabilmente c’è uno zoccolo duro di persone che ancora non vanno a curarsi perché, probabilmente, si ricordano delle vecchie terapie, davvero molto pesanti, e quindi sono probabilmente mal informati, oppure» hanno «informazioni fuorvianti. Probabilmente vivono nella inconsapevolezza del danno a cui possono andare incontro. Questo è il vero problema. Noi lavoriamo tantissimo per informare del pericolo di un’evoluzione in cirrosi, tumore e tutte le complicanze che ci possono essere. Chi è in cura - conclude - sicuramente non ha grossi problemi perché» le terapie disponibili hanno «davvero modestissimi effetti collaterali».