World Cancer Day, Cinieri (Fondazione Aiom): «Cure mirate su singola cellula»

AdnKronos - salute

Roma, 4 feb. (Adnkronos Salute) - «Stiamo cercando di individuare la cura giusta per il singolo paziente. ? scomparsa ormai l’oncologia generica, la chemioterapia uguale per tutti - per fortuna, devo dire - I risultati premiano l’attività della ricerca scientifica ma soprattutto l’attività clinica: si individua caso per caso il paziente e, in base al bersaglio molecolare, una terapia che sia indirizzata verso le singole cellule malate». Questo concetto ha portato a un cambio di «mentalità dell’oncologo medico con l’idea di valutare il paziente nella sua singolarità, in base all’età, alle condizioni generali, al livello psicosociale alla presenza o meno di caregiver. Tutto questo viene valutato» - anche la modalità di assunzione di una terapia - «ed è una cosa che fino a qualche anno fa, posso assicurare, non si faceva». Così Saverio Cinieri, presidente della Fondazione Aiom, Associazione italiana di oncologia medica, all’Adnkronos Salute, partecipando al convegno ’United by Unique’, organizzato oggi a Roma, per il World Cancer Day, da Aiom e Fondazione Aiom, che aderiscono alla Giornata mondiale e sostengono l’obiettivo della campagna.

"Il messaggio che lanciamo oggi - afferma Cinieri - è quello della riduzione dell’incidenza di cancro nei Paesi occidentali, dell’importanza degli stili di vita" corretti «e degli screening per una diagnosi precoce che migliora la sopravvivenza. La diagnosi precoce - rimarca - si deve alla possibilità di aderire ai 3 grandi tipi di screening che esistono nel nostro Paese e che sono garantiti dai Lea», i Livelli essenziali di assistenza, «che sono presenti e diffusi in tutto il territorio nazionale: mammografia, sangue occulto nelle feci, pap test o test molecolare per cancro della cervice uterina». Guardando al futuro, «dati scientifici dimostrano che c’è una adesione agli screening che varia a seconda della regione di residenza» ma, «soprattutto, del livello socio-culturale. Anche su questo - conclude - dobbiamo lavorare».