Milano, 24 giu. (Adnkronos Salute) - «In soli 5 giorni», dal 18 al 23 giugno, «sono ben 6.487 in più gli operatori sanitari contagiati» da Covid «all’interno degli ospedali italiani: siamo infatti passati, in questo arco di tempo, da 9.484 a 15.971 nuovi infettati», con un aumento di oltre il 68%. «Non è difficile immaginare che ben oltre la metà siano infermieri». A fare i conti in base agli ultimi dati dell’Istituto superiore di sanità è il sindacato infermieri Nursing-Up che avverte: dal 18 al 23 giugno «siamo passati da una media di 316 operatori sanitari al giorno a una media di 532 professionisti che si infettano. Qualcosa di significativo, è fuori dubbio, sta accadendo», sostiene il presidente della sigla, Antonio De Palma.
"I contagi negli ospedali, che tornano pericolosamente a salire, ci preoccupano non poco", sottolinea il leader sindacale in una nota, ricordando che «da quando ha avuto inizio l’emergenza l’Inail ci conferma che gli infermieri, tra i sanitari, costituiscono ben l’84% dei contagiati» da Sars-CoV-2. In generale, «non possiamo non seguire con estrema apprensione la nuova evoluzione dell’epidemia», evidenzia De Palma che parla di «pericolosa impennata, con i dati ufficiali che raccontano, al momento, la preoccupante percentuale del 51% di aumento delle infezioni».
"Si tratta di numeri che non possono certo passare inosservati e che meritano di essere seguiti con estrema attenzione. Non è retorica affermare che ce lo aspettavamo" perché «in fondo era inevitabile», osserva il presidente di Nursing Up. «Anche i contagi dei professionisti della salute stanno crescendo a vista d’occhio, anche se - precisa - siamo lontani da qualsiasi soglia di allarme, e speriamo vivamente che la situazione resti tale». Il sindacato invita «in questo momento più che mai la collettività, e naturalmente gli organi competenti, a non abbassare la guardia. Solo prevenzione e organizzazione possono consentire di gestire una possibile nuova ondata», ammonisce De Palma.
"E’ innegabile - continua il leader del Nursing-Up - che gli infermieri sono all’avamposto di battaglia da sempre: non abbiamo mai lasciato il fronte, nemmeno per un momento in questi 2 anni, costantemente esposti al ’fuoco del nemico’ che ci sta di fronte. Non possiamo però nascondere la nostra preoccupazione - puntualizza De Palma - perché, nel seguire con scrupolosità, da sempre, le sorti della popolazione infermieristica, come detto la più esposta al rischio, siamo consapevoli più che mai che le carenze di organico e quelle strutturali-organizzative, nel caso dell’esplosione di una nuova emergenza, genererebbero una situazione molto complessa in termini di congestione degli ospedali e in particolare dei pronto soccorsi".
"Si tratta di timori che scaturiscono dalle palesi difficoltà che viviamo da 10 anni a questa parte - ricorda - dal momento che l’Italia, per quanto riguarda l’assistenza infermieristica, continua a non avere quei numeri che possono indicare una reale solidità di cui abbiamo bisogno come il pane: nel nostro Servizio sanitario nazionale abbiamo una media di 5-6 infermieri ogni mille abitanti, a fronte di 9 della media europea. Tutto questo delinea i perimetri preoccupanti di un castello di sabbia, che rischia di cadere al primo soffio di vento", chiosa De Palma.