(Adnkronos) - Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte in Italia. Il colesterolo rappresenta uno tra i più importanti fattori di rischio cardiovascolare, causando per il servizio sanitario nazionale un impatto clinico, organizzativo ed economico enorme. La spesa sanitaria diretta e indiretta è quantificabile in circa 16 miliardi euro l’anno. Su oltre 1 milione di pazienti a più alto rischio l’80% non raggiunge il target indicato dalle più recenti linee guida internazionali.L’appello degli esperti: c’è la necessità di modificare l’approccio al problema.
Udine, 10 febbraio 2023 - Ogni anno nelmondo muoiono 18 milioni di persone per malattia cardiovascolari (più di 224.000 in Italia di cui circa 47.000 sono imputabili al mancato controllo del colesterolo) di queste l’85% per malattia cardiovascolare aterosclerotica. La malattia ha anche un rilevante impatto economico, non solo in termini di costi diretti ma anche indiretti (perdita di produttività). È ormai assodato che livelli elevati di colesterolo Ldl non sono un fattore di rischio ma causa della malattia, con alterazioni che iniziano già in età giovanile, con il 73% di uomini e il 43% di donne che nella middle-age ha segni di malattia subclinica.
In questa area fortunatamente le terapie a disposizione, tutte estremamente efficaci, hanno portato evidenze scientifiche robuste e consolidate negli anni sul loro valore preventivo e curativo sia in prevenzione primaria sia in prevenzione secondaria, ma oggi è necessario intervenire ulteriormente perché nel mondo reale alte percentuali di pazienti non sono a target anche in prevenzione secondaria (oltre il 60%), molti pazienti “perdono” i trattamenti dopo prescrizione, durante il follow up. L’appello degli esperti è forte e chiaro: bisogna modificare l’approccio al problema.È quanto emerso all’evento “PNRR, IPERCOLESTEROLEMIA, RISCHIO CARDIOVASCOLARE TRA BISOGNI IRRISOLTI, INNOVAZIONE E NUOVE NECESSITÀ ORGANIZZATIVE - LOMBARDIA”, organizzato da Motore Sanità con il contributo incondizionato di Daiichi-Sankyo.
“Per molti anni ci siamo focalizzati sulla cura delle malattie ma non sul preservare la salute, vi è la necessità di cambiare approccio” è l’appello di Fabrizio Oliva, Direttore della struttura complessa e Responsabile struttura semplice Cardiologia 1 - Emodinamica unità di cure intensive cardiologiche Ospedale Niguarda, Milano. “Servono pertanto: una valutazione più precoce dei soggetti a rischio, campagne educazionali a livello scolastico e lavorativo, a livello nazionale e regionale, coinvolgimento della medicina generale (prevenzione primaria); valorizzare la profilazione del rischio e il raggiungimento dei target terapeutici, prevedere adeguati percorsi di follow up condivisi da specialisti e medici di medicina generale per favorire, se necessario,l’ottimizzazione del trattamento farmacologico, valutando l’aderenza e la persistenza terapeutica;iniziare i farmaci raccomandati più precocemente, trattare in modo più aggressivo, utilizzare le combinazioni terapeutiche”.
“La sempre più complessa gestione terapeutica rende necessaria l’implementazione di modelli ambulatoriali suddivisi per patologie ai quali i pazienti che ne hanno maggior bisogno possano accedere in modo prioritario e senza difficoltà. L’erogazione di prestazioni ambulatoriali cardiologiche generaliste rende spesso poco efficacie il follow-up del paziente a parità di prestazioni offerte” ha spiegato Edoardo Conte, referente del Poliambulatorio cardiovascolare Unità di Cardiologia Universitaria IRCSS Ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio.“A compromettere ulteriormente l’aderenza terapeutica sono spesso difficoltà burocratiche e la distanza tra territorio e ospedale; tale distanza deve essere colmata mediante un maggior coinvolgimento del medico di medicina generale nell’attività ospedaliera”.
Carlo Borghetti, Vicepresidente Consiglio Regionale Componente III Commissione permanente - Sanità e Politiche Sociali ha sottolineato che il lavoro sinergico tra medici di medicina generale, specialisti e pazienti possa essere una delle soluzioni per una adeguata presa in carico del paziente affetto da ipercolesterolemia. “Esistono terapie estremamente efficaci – ha proseguito Carlo Borghetti - ma è necessario intervenire anche sulla riorganizzazione della medicina territoriale, sull’abbattimento delle liste d’attesa perché un paziente non può attendere mesi per poter svolgere un esame.Non è concepibile se veramente si vuol fare una efficace prevenzione costringere un paziente a doversi barcamenare tra i call center pubblici e privati per poter ottenere una visita specialistica o un esame che nella maggior parte dei casi può salvargli la vita”. E ancora: “Prevenzione e abbattimento liste d’attesa devono andare di pari passo e, a questo proposito, la realizzazione delle Case della Comunità può essere una straordinaria occasione per dare una risposta a questa patologia, a patto che ci sia una vera volontà politica di realizzarle come un luogo di integrazione sociosanitaria reale come previsto dal PNRR”.
La figura del farmacista ospedaliero nei gruppi multidisciplinari è fondamentale per effettuare il controllo delle terapie e aiutare il paziente a proseguire con le terapie. Ne è convinto, infine, Marco Ruocco, ASST Brianza, Referente regionale SIFACT e Dirigente Farmacista, che ha fornito due dati indicativi: si registrano molti abbandoni di terapia da parte di pazienti in cura con statine e molti meno abbandoni di terapie dei pazienti in cura con i nuovi farmaci. “La gestione della terapia nelle farmacie ospedaliere permette di riuscire ad affrontare il modello di controllo dell’aderenza terapeutica e allo stesso tempo permette di aiutare i medici a seguire i pazienti. Sicuramente questo aspetto potrà essere implementato nell’ambito delle Case di comunità, potrà essere semplificato in tutti i diversi passaggi, ma la necessità di avere un controllo sulle terapie che in questo momento il medico non riesce a fare per una questione di tempistica va sempre mantenuto e anzi implementato”.
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