Autore: B.A

Nuovo decreto in stile Salvini: «L’Italia non è più un porto sicuro per le ONG»

Decisione di 4 ministri che decidono di chiudere i porti italiani ai migranti.

«L’Italia non è più porto sicuro per l’approdo di migranti», questa la notizia di oggi. Salvini non c’entra niente, questa l’altra notizia, perché questa decisione è proveniente dall’attuale governo, quello con PD, M5S, Italia Viva e Leu in maggioranza. L’emergenza coronavirus ha fatto propendere la decisione sulla chiusura dei porti. Una riflessione? Adesso non ci sono più poveracci da accogliere, donne e bambini che fuggono dalle guerre? Il decreto porta le firme di 4 ministri della Repubblica, cioè Di Maio (Ministri degli Esteri), Lamorgese (Ministri degli Interni), De Micheli (Ministro delle Infrastrutture) e Speranza (Ministro della Sanità). Una decisione secca che sa di nazionalismo, anche se per via dell’emergenza coronavirus.

Navi da portare nei paesi da dove provengono

L’Italia non è più un “luogo sicuro” per lo sbarco di profughi caricati su navi militari e navi civili che non battono bandiera italiana. Una decisione di governo, sottoscritta da 4 ministri e sopraggiunta mentre una nave di una Ong, la tedesca Alan Kurdi ha recuperato 150 profughi e di avvicina alle coste italiane. Tra l’altro si tratta di 150 persone recuperate in mare in più di un salvataggio, tra cui anche uno piuttosto burrascoso. Infatti uno dei salvataggi effettuati dalla Alan Kurdi è stato effettuato mentre le milizie libiche su un motoscafo, hanno aperto il fuoco sui migranti. La decisione del governo è definitiva e da adesso, ogni nave che recupera migranti dovrà puntare ad un porto che non sia italiano. Probabilmente lo stesso succederà con Grecia, Malta e Spagna, altri paesi più o meno colpiti dal coronavirus. In sostanza, ogni nave deve adesso puntare un porto sicuro nella nazione per cui batte bandiera, nel caso della Alan Kurdi, la Germania.

Blocco per tutta la durata dell’emergenza

Il provvedimento da cui è scaturito il decreto, per quanto si legge su numerosi quotidiani, tra cui «Il Fatto Quotidiano» e «Il Secolo d’Italia», parte dalla Ministra De Micheli, titolare del dicastero delle Infrastrutture. Per l’intero periodo di durata dell’emergenza sanitaria italiana, che deriva dalla diffusione del virus Covid-19, i porti italiani non assicurano i necessari requisiti per la classificazione e definizione di porti sicuri. Come dire che è l’Italia a non essere un posto sicuro per l’incolumità dei migranti, non i migranti ad essere potenzialmente un rischio per l’incolumità dei cittadini italiani. Una decisione su cui si attendono inevitabili e immaginabili proteste e polemiche. Soprattutto perché sembra poco chiaro il decreto, perché parla di navi e non di imbarcazioni di fortuna, con l’effetto che chi tra profughi e migranti aspira ad arrivare alle coste italiane potrebbe essere persuaso da arrivare con zattere e imbarcazioni di fortuna, senza bandiera e obbligando i nostri porti all’accoglienza, nonostante il decreto dei nostri 4 ministri appena varato.