COVID-19, importante scoperta: ecco i 5 geni legati alle infezioni più gravi

Sono stati individuati 5 geni che contribuiscono allo sviluppo di forme gravi di COVID-19. Una buona notizia, in quanto nel futuro prossimo si potranno utilizzare terapie molto più specifiche.

Perché alcune persone sviluppano sintomi gravi del COVID-19 e altre lo contraggono ma sono asintomatiche? Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica “Nature” ha identificato cinque geni associati alle forme più acute di COVID-19 e ha suggerito l’uso dei determinati farmaci per aiutare i pazienti gravemente malati.

Lo studio scientifico

Il campione sono 2.244 persone gravemente malate di COVID nel Regno Unito, ricoverate in 208 unità intensive, ovvero il 95% di quelle esistenti nel Regno Unito.

A condurre lo studio è stato Kenneth Baillie, dell’Università di Edimburgo. Il suo team ha confrontato il patrimonio genetico dei pazienti con quello di altri volontari sani.

In estrema sintesi gli studiosi hanno identificato le differenze chiave in cinque geni (DPP9, IFNAR2, LZTFL1, OAS1, TYK2), coinvolti nei processi infiammatori e nella risposta immunitaria.

Questi geni, stando alle conclusioni dello studio, ‘influenzano’ la risposta del sistema immunitario all’infezione.

Ecco perché con i farmaci giusti, che aumentano o inibiscono la loro attività, si arriverebbe a protocolli terapeutici più efficaci.

Una speranza per il futuro

Per fare due esempi: quando il genere IFNAR2 aumenta la sua attività, riesce a garantire un’azione protettiva contro il virus. Questo grazie alla produzione di alcune proteine rilasciate naturalmente dalle cellule, che colpiscono le infezioni alle vie respiratorie e smorzano l’infiltrazione di monociti nei polmoni.

Il gene TYK2 si comporta in modo inverso e quindi serve un farmaco in grado di ridurre la sua attività. Uno di questi si chiama bariciinib, che è un infiammatorio.

Uno studio pubblicato alcune settimane fa su Science, a cui aveva partecipato anche l’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù, aveva stabilito che oltre il 15% delle forme gravi di COVID-19 osservate erano attribuibili a cause genetiche.

Più nello specifico, in 700 pazienti è stato osservato che la struttura del DNA del paziente diminuiva la produzione di IFN di tipo I e auto anticorpi che ne bloccano l’azione.

Insomma gli studi sulla genetica possono dare informazioni preziosissime ai medici impegnati a combattere le forme più gravi di COVID-19. E’ pressoché certo che nel futuro prossimo avremo molte più armi a disposizione per combattere il virus e far sì che meno gente muoia a causa sua.