Autore: B.A

Badanti in nero, partono i controlli! Illegali lavoratori e datori di lavoro

Un mondo sommerso che rappresenta il 60% e più dei lavoratori del settore domestico.

Il lavoro domestico è forse il settore di impiego dove il lavoro nero è più diffuso. Si conta che su oltre 2 milioni di lavoratori, il 60% sia irregolare, cioè ben 1,2 milioni di lavoratori. Una enormità, soprattutto per il fato che molti sostengono che il 60% di lavoro sommerso sia sottostimato. Ogni 4 addetti al lavoro domestico, ce ne sarebbero 3 in nero e questo, da ipotesi sembra stia diventando un fatto concreto. Lo dimostrano gli ultimi controlli della Guardia di Finanza che stanno portando alla luce quello che a tutti gli effetti è un autentico fenomeno.

E le problematiche del coronavirus sono adesso una autentica aggravante. Infatti nel caso del lavoro nero, l’illegalità non è solo del datore di lavoro che non assume il collaboratore e non paga le tasse dovute. L’illegalità è anche del lavoratore, che non paga le tasse perché è un fantasma per il fisco. Infatti un lavoratore assunto, a meno che non percepisca stipendi al di sotto della soglia relativa alla no tax area, deve pagare le tasse. Il danno per l’erario è multiplo, ecco perché stanno scattando massici i controlli degli organi preposti, che adesso si avvalgono di strumenti nuovi e molto particolari che riescono a rendere facile lo scoprire illegalità diffusa.

Evasione fiscale e nero a macchia d’olio

I primi controlli sono partiti dalla Toscana, precisamente dalla città di Siena. La Guardia di Finanza adesso ha la possibilità di incrociare i dati con l’Inps e con l’Agenzia delle Entrate. A questo va aggiunto il fatto che è possibile visionare anche le banche dati di banche e poste. In altri termini, le Forze dell’Ordine hanno in mano tutti i dati necessari a far emergere il lavoro nero. Una badante che ha soldi in banca, pur non risultando assunta all’Inps è più di un campanello di allarme che può far scattare gli accertamenti. Così come una lavoratrice che manda i soldi alla propria famiglia nel paese di origine.

Da dove prende i soldi se non lavora? Altro campanello di allarme ed altra domanda che le Forze dell’Ordine possono porsi. Inoltre, entrando in ambito fiscale, una volta scoperta la badante in nero, potrebbe incappare in seri problemi e cacciare un sacco di soldi per tasse evase. Come dicevamo, anche per la badante occorre presentare al dichiarazione dei redditi che serve al contribuente per pagare l’Irpef. E questa è l’Imposta sul reddito delle persone fisiche, che grava su chiunque abbia prodotto redditi nell’anno precedente a quello a cui la dichiarazione si riferisce. Per il 2020 quindi, il 2019.

Una doppia situazione illecita

Come dicevamo, oltre al lavoratore anche il datore di lavoro, cioè la famiglia per cui il lavoratore domestico presta servizio è in una situazione di illegalità. Oltre un miliardo di euro, questo l’ammanco per le casse dello Stato dell’evasione fiscale proveniente da datori di lavoro e lavoratori per il lavoro in nero nel settore domestico. Le famiglie che hanno lavoratori alle dipendenze non dichiarati, non pagano i contributi alla badante, ma la badante non fa la dichiarazione dei redditi. Le famiglie rischiano multe pesantissime in caso in cui venga scoperto un lavoratore in nero.