Autore: Daniele Morritti

Petrolio

14
Apr

ENI: bene bilancio 2016, ma l’impegno «green» è ancora scarso

ENI chiude in positivo il bilancio 2016: utili a 4,5 miliardi. La compagnia è lanciata verso un triennio di crescita dopo il consolidamento degli anni scorsi. Tuttavia, pesano ancora lo scarso impegno ambientale e le cause giudiziarie in Nigeria e Algeria.

ENI chiude il bilancio 2016 con utili per 4,5 miliardi di euro e solide prospettive triennali, trainata nello specifico dal settore Exploration and Production (E&P). La compagnia petrolifera italiana non teme quindi i prezzi del greggio - che, sebbene in rialzo, gravitano ancora intorno ai 50 dollari al barile.

La compagnia guidata da Claudio Descalzi ha assegnato dividendi per azione nell’ordine di 0,80 centesimi. Sorridono Cassa deposito e prestiti e Tesoro, i quali detengono nel complesso il 30% delle azioni della compagnia. Le istituzioni si portano a casa una somma vicina ai 900 milioni di euro, sintomo di un anno contabile concluso alla grande.

Per Descalzi il futuro di ENI si apre all’insegna di una crescita che nel 2017 la compagnia individua nell’ordine di 1,84 milioni di barili estratti al giorno. Secondo il management intervenuto a margine dell’assemblea dei soci, i risultati di ENI arrivano sulla scorta di un consolidamento che ha consentito di guadagnare anche in presenza di un calo degli investimenti (circa il 33% in meno).

ENI: bene il bilancio 2016. Nessun timore dal caso Opl 245

Nonostante la schizofrenia del mercato petrolifero, ENI è riuscita nell’arduo compito di registrare utili nel bilancio 2016: 4,5 miliardi di euro a fronte di un calo rilevante degli investimenti.

Un altro aspetto che sottolinea i buoni risultati ottenuti dall’attuale gestione affidata a Claudio Descalzi - dopo la parentesi scaroniana - è il fatto che la compagnia è riuscita a mantenere invariato il cash flow nonostante il prezzo del greggio sia passato dai 110 dollari a barile a 46.

In occasione dell’assemblea dei soci, Descalzi ha puntualizzato che ENI prevede di aumentare la produzione del 3% all’anno fino al 2020. In termini di unità, si parla di 2-3 miliardi di barili entro la fine del decennio.

Non sembrano destare particolare preoccupazione le cause giudiziarie che interessano la compagnia in Nigeria e Algeria. ENI si dice tranquilla che la magistratura archivierà il caso sulle maxi-tangenti come fece a suo tempo per la questione in Kazakistan.

Al momento ENI è accusata, nei panni del suo Ad, di concorso in corruzione internazionale. L’accusa ritiene che ENI abbia staccato una tangente al governo nigeriano del valore di 1,3 miliardi dollari per accaparrarsi (insieme ad un “Sorella”, la Shell) la gestione e lo sfruttamento del giacimento petrolifero Opl 245. Un caso che ha riportato all’attenzione dell’opinione pubblica le non sempre limpide attività della compagnia, di recente definita dai giornalisti Andrea Greco e Giuseppe Oddo come uno “Stato parallelo”.

ENI: per i critici l’impegno nel settore «green» è ancor scarso

Un aspetto importante emerso in occasione dell’assemblea dei soci di giovedì è stato l’impegno (o il non impegno, dipende dalle prospettive) di ENI nel settore “green”.

La compagnia, incalzata da azionisti di minoranza come Banca Etica e Jacopo Fo - quest’ultimo titolare di una singola, simbolica azione - ha ribadito gli sforzi della compagnia nello sviluppo internazionale di una rete tesa a valorizzare lo stoccaggio di energia proveniente dal settore delle rinnovabili. A questo proposito Descalzi ha dichiarato che ENI è al lavoro con il MIT di Boston e il Politecnico di Milano per la formulazione di nuovi progetti in campo “green”.

Secondo i critici - tra cui figura anche una fronda interna di piccoli azionisti - ENI non avrebbe in programma lo sviluppo di una strumentazione rinnovabile propria. Per quanto concerne la tecnologia e probabile, diversamente da un competitor come Total, che continui ad appoggiarsi a terzi (che in pratica significa lavarsene le mani).

La compagnia, per bocca di Desclazi, è al momento focalizzata sullo sviluppo di un impianto biopetrolchimico in Val d’Agri. L’obiettivo, oltre all’impatto che un simile progetto può avere sulla credibilità ambientale di ENI, è quello di creare posti di lavoro (300/400 più annesso indotto). Stesso discorso per l’installazione di pale eoliche nell’Adriatico.

Tuttavia, si tratta solo di timidi espedienti mediatici, dicono i critici, per nascondere le reali intenzioni di ENI: continuare sul solo viatico dei combustibili fossili.