Autore: Chiara Ridolfi

Camera dei deputati - Legge - Pensione - Vitalizi - PD

25
Lug

Proposta Richetti: ecco cosa pervede il ddl per l’abolizione vitalizi in 10 punti

Il ddl Richetti sul taglio dei vitalizi arriva finalmente alla Camera, dove dovrebbe essere votato all’unanimità di Movimento 5 Stelle e PD. Ecco cosa prevede il decreto in 10 punti chiari e semplici.

La proposta di legge Richetti arriva finalmente alla Camera, dopo un lunghissimo iter, iniziato nel 2015, quando è stato presentato.
Cosa prevede la proposta Richetti è ormai abbastanza chiaro: il taglio dei vitalizi degli ex parlamentari e le pensioni d’oro dei politici.

Ma cosa dice il testo della proposta Richetti e cosa cambierà se venisse approvata in via definitiva anche in Senato? Ecco il ddl sui vitalizi spiegato in 10 semplici punti.

Proposta Richetti un lungo iter per l’arrivo alla Camera

La proposta di legge sull’abolizione dei vitalizi è tornata alla ribalta in seguito ai servizi di Filippo Roma, che insieme a Richetti e ai deputati M5S Di Battista e Di Maio aveva stretto il cosiddetto “patto delle Iene” per portare in Aula il disegno di legge e votarlo grazie all’approvazione della maggioranza PD e dei 5 Stelle.

La proposta di legge è infatti rimasta impantanata dal 2015, anno in cui Matteo Richetti l’aveva presentata. La trasmissione di Mediaset è riuscita a riportare alla luce la proposta per abolire i vitalizi e porla nuovamente sotto i riflettori.

Il ddl Richetti è un importante passo avanti per il taglio dei costi della politica, e la questione è particolarmente sentita in vista della scadenza del 15 settembre 2017, giorno in cui scatterà il vitalizio per i parlamentari di questa legislatura.

In base alle ultime decisioni la proposta di Richetti dovrebbe essere votata il 26 luglio 2017 alla Camera e in caso di approvazione passare poi al Senato. Problema del ddl è però la questione dell’incostituzionalità, dal momento che i cambiamenti si andrebbero ad applicare anche agli ex deputati, che hanno ormai acquisito i diritti sul vitalizio.

Ddl abolizione vitalizi: il perché della legge

Il disegno di legge “Disposizioni in materia di abolizione dei vitalizi e nuova disciplina dei trattamenti pensionistici dei membri del parlamento e dei consiglieri regionali”, anche noto come proposta Richetti dal nome del suo primo firmatario, è stato presentato il 9 luglio 2015.

La proposta è finalizzata ad abolire i vitalizi degli ex deputati e imporre per parlamentari e consiglieri regionali lo stesso identico trattamento pensionistico previsto per i lavoratori dipendenti.

La riforma Dini nel 2012 aveva già abolito il vitalizio per senatori e deputati, ma le regole del sistema contributivo sono rimaste diverse rispetto a quelle applicate per i comuni cittadini.
Inoltre tutti i parlamentari cessati dal mandato prima del 2012 hanno continuato a percepire gli assegni pre-riforma, mentre a coloro che hanno esercitato un mandato prima dell’entrata in vigore della riforma, è stato applicato un sistema pro-rata, basato in parte sugli assegni vitalizi maturati fino alla fine del 2011 e in parte calcolati con le nuove regole contributive.

Per capirci, anche deputati in carica solo per alcuni giorni e che non hanno mai messo piede in Senato continuano a percepire da anni 2-3mila euro al mese di pensione.

Cosa cambia con la legge Richetti

La proposta di legge Richetti vuole introdurre nella casta politica un sistema previdenziale identico a quello vigente per i lavoratori dipendenti, ed estenderlo a tutti i parlamentari, compresi coloro che oggi godono dell’assegno vitalizio. A questi si vuole imporre il limite dei 65 anni per l’erogazione della pensione, eliminando la possibilità di diminuire tale limite per ogni anno di legislatura in più rispetto ai 5 previsti, fino al massimo di 60 anni.

Novità anche per i vitalizi e le pensioni dei consiglieri regionali - regioni a statuto speciale e province autonome di Trento e Blozano comprese - che dovranno adeguarsi al trattamento previsto per parlamentari e lavoratori comuni, pena il taglio dei contributi statali loro spettanti.

Ddl vitalizi: la proposta Richetti in 10 punti

Il disegno di legge sull’abolizione dei vitalizi approderà alla Camera il 31 maggio 2017: lo ha stabilito la commissione Affari costituzionali di Montecitorio, definendo il 26 maggio come termine per gli emendamenti. I 5 Stelle hanno detto di essere pronti a votare la proposta così com’è, senza abbinarla ad altri disegni di legge e senza modifiche, “perché abbiamo a cuore il taglio dei costi della politica”.

Ecco in 10 punti cosa dice il testo di legge presentato da Matteo Richetti del PD che potrebbe (si spera) essere approvato anche in Senato dopo anni di insabbiamento.

1. Addio assegni vitalizi, pensione come i comuni cittadini
Si chiede l’abolizione degli assegni vitalizi e dell’attuale sistema di trattamento pensionistico di parlamentari e deputati, allineando il criterio con cui si ha diritto alla pensione a quello dei lavoratori dipendenti. La legge si applica a tutti gli eletti: quelli in carica alla data di entrata in vigore della legge, quelli eletti successivamente, gli ex parlamentari.

2. Indennità mensile e trattamento previdenziale

Il testo del decreto legge contiene una modifica alla legge n. 1261/1965 che disciplina l’indennità dei parlamentari in attuazione dell’art. 69 della Costituzione. I parlamentari hanno diritto a un’indennità per lo svolgimento di mandato e sono gli Uffici di presidenza a stabilire in concreto l’importo dell’indennità entro il limite imposto dalla legge 1261. Il ddl Richetti vuole che l’indennità sia costituita da due voci: indennità mensile e trattamento previdenziale da corrispondere a fine mandato con gli stessi criteri applicati alle pensioni dei lavoratori dipendenti. La pensione si corrisponde al raggiungimento dell’età pensionabile.

3. Anche i consiglieri regionali devono adeguarsi
Le disposizioni del ddl abolizione vitalizi vengono estese anche ai membri dei consigli regionali in tutte le regioni, anche quelle a statuto speciale, e nelle province autonome di Trento e Bolzano. Queste dovranno provvedere all’adozione di atti conseguenti entro 6 mesi dall’entrata in vigore della legge, altrimenti si ridurranno i trasferimenti e i contributi statali su cui possono contare per le loro entrate.

4. Obbligo versamento contributi
I parlamentari sono obbligati a versare i contributi, trattenuti d’ufficio sull’indennità. I parlamentari dipendenti dalle amministrazioni pubbliche che scelgono di rinunciare all’indennità parlamentare e di mantenere il trattamento economico dell’amministrazione di appartenenza possono richiedere di versare i contributi per ottenere la valutazione del mandato parlamentare ai fini della pensione.

5. Nuova Gestione separata INPS per i parlamentari

Presso l’INPS viene istituita un’apposita gestione separata dei fondi destinati alle pensioni dei parlamentari, dotata di autonomia finanziaria, contabile e di gestione. Si chiamerebbe “Gestione separata previdenza dei parlamentari presso l’INPS”. È previsto infine un consiglio di amministrazione, senza oneri a carico dell’erario, che si occuperebbe della gestione delle risorse destinate alla gestione separata.

6. Mandato di almeno 5 anni ed età minima 65
La pensione per i parlamentari è corrisposta solo se si è svolto il mandato parlamentare per almeno 5 anni e solo al compimento del 65° anno di età. Addio, quindi, alla possibilità di scontare gli ulteriori anni di mandato dal computo dell’età pensionabile (grazie alla quale oggi i parlamentari accedono alla pensione anche a 60 anni). L’età pensionabile dei deputati è così equiparata a quella dei lavoratori dipendenti.

7. Quando viene erogato il trattamento pensionistico
La pensione verrà percepita a partire dal 1° giorno del mese successivo a quello nel quale il parlamentare che ha terminato il mandato ha compiuto l’età minima richiesta per ottenerla.

Nel caso di cessazione del mandato per fine legislatura il parlamentare percepirà la pensione con decorrenza dal giorno dopo la fine della legislatura stessa.

8. Niente pensione se si è rieletti dopo la fine del mandato

Il trattamento previdenziale viene sospeso nel caso in cui il parlamentare già cessato dal mandato sia rieletto membro del Parlamento nazionale o europeo, consigliere regionale, assessore o riceva qualsiasi altro incarico costituzionale incompatibile con il mandato parlamentare. Il trattamento previdenziale resta così sospeso per tutta la durata dell’incarico.

9. Pensione di reversibilità come lavoratori dipendenti e autonomi

Nel caso di morte del titolare della pensione, si applicano le stesse disposizioni dei lavoratori dipendenti e autonomi, nonché quelle vigenti ai fini dei requisiti previsti per l’accesso alla pensione di reversibilità.

10. Si adotta il sistema contributivo
Al conseguimento del diritto della pensione, i parlamentari riceveranno il trattamento previdenziale in 12 mensilità e secondo il sistema contributivo, ossia moltiplicando il montante individuale dei contributi per i coefficienti di trasformazione in vigore per lavoratori dipendenti e autonomi.

L’ammontare delle quote contributive a carico del parlamentare e dell’organo di appartenenza è pari a quello per i lavoratori dipendenti delle amministrazioni statali, di cui all’articolo 2, comma 2, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e alle successive rideterminazioni.