Autore: Marco Tarantino

Stati Uniti

26
Set

NFL ed NBA tutti contro Trump

In NBA ed NFL tutti si sono schierati contro il presidente americano reo di alcune uscite non proprio convenzionali...

Non bastasse la «Guerra fredda» con la Nord Corea, Donald Trump ha in corso una nuova faida, questa volta però interna e non a livello politico ma culturale e sportivo.

Cosa è successo? In pratica il presidente americano ha duramente condannato chi non rispetta l’inno nazionale, protestando durante la sua esecuzione.

Le parole di Trump sulla NFL

Il presidente degli Stati Uniti è intervenuto in due situazioni abbastanza particolari: in primis ha esortato durante un discorso pubblico i proprietari delle franchigie NFL, la lega di football americana, a licenziare i giocatori che durante l’esecuzione dell’inno protestano.

Tutto è nato dal gesto di Colin Kaepernick che è rimasto seduto lo scorso anno durante l’inno americano, provocando una reazione duplice: da un lato la condanna del gesto che non portava onore ad uno dei momenti di massima commozione degli americani, dall’altro ha invece portato ad una riflessione sui motivi del suo gesto, ovvero protestare contro le aggressioni contro gli uomini di colore negli Stati Uniti da parte delle forze armate e non solo.

Trump-NBA fase di gelo

Le parole dure di Trump fanno seguito alla querelle con il mondo NBA. Nel mondo del basket infatti la situazione è differente e la questione che ha sollevato il polverone delle polemiche è la mancata convocazione della squadra che ha vinto il titolo lo scorso anno a visitare la Casa Bianca, una prassi in voga negli sport a stelle e strisce.

In primis è stato Steph Curry, giocatore dei Golden State Warriors, a dichiarare che non avrebbe seguito i compagni alla Casa Bianca perché di opinioni contrastanti con il leader degli Stati Uniti. Quindi l’uscita infelice di Donald che ha deciso di tirarsi indietro e non invitare più la squadra della Baia, di San Francisco.

A questo hanno fatto seguito le parole dei massimi esponenti della lega di basket americana, come LeBron James, Kobe Bryant, ma anche Chris Paul, Robin Lopez ed il massimo vertice societario della NBA, ovvero Adam Silver. Grande stupore, misto a rabbia per la scelta i Trump con i Warriors che hanno dal loro canto fatto sapere che saranno in ogni caso a Washington a festeggiare il titolo nonostante il mancato invito.

I giocatori della lega si sono schierati tutti a favore dei Warriors, criticando aspramente l’operato del presidente: messaggi come «Non vi preoccupate ragazzi, tra poco neanche il presidente sarà ben accetto alla Casa Bianca» da parte del giocatore dei Chicago Bulls Robin Lopez a messaggi di unità nazionale da parte di LeBron James dei Cleveland Cavaliers. Tutto un polverone mediatico che ora porterà nuovamente all’invito di Trump o si resterà muro contro muro?