Autore: Marco Ciotola

Malattia - Legge - Biotestamento - Italia

6
Feb

Biotestamento: Patrizia Cocco sceglie di morire dopo la battaglia contro la Sla

Si tratta del primo caso dopo la legge sul biotestamento: Patrizia Cocco sceglie di morire concludendo una battaglia contro la Sla durata oltre 5 anni

Biotestamento: Patrizia Cocco sceglie di morire. Ha detto sì quattro volte ai medici Patrizia, al fine di interrompere la ventilazione meccanica e dare il via alla sedazione palliativa profonda. È la prima volta in Italia dopo l’entrata in vigore della legge sul fine vita.

Se n’è andata così, senza soffrire, Patrizia Cocco, dopo una battaglia contro la Sla combattuta in ogni modo, ma che, negli anni, l’aveva privata praticamente di tutto. La donna ha scelto di morire in maniera “lucida e coraggiosa”, così come sottolinea il suo avvocato e cugino, Sebastian Cocco.

Patrizia Cocco, nuorese di 49 anni, aveva un’agenzia di viaggi, ma da tempo era stata costretta a dedicarsi solo alle sue cure, provando anche a venire inserita in un progetto sperimentale nell’ambito delle terapie per combattere la Sclerosi laterale amiotrofica, all’ospedale Niguarda di Milano.

La malattia, arrivata nel 2012, l’aveva progressivamente paralizzata, privata anche della possibilità di respirare da sola. Rivoltasi a un giudice per ottenere l’autorizzazione per l’assistenza medica, Patrizia aveva già scelto di dire basta da molto, ma proprio a dicembre è arrivata la legge sul biotestamento, che ha semplificato e chiarito ogni passaggio del percorso da intraprendere.

Patrizia è morta circondata da parenti e affetti, assistita clinicamente da un medico palliativista, un rianimatore, un anestesista, un medico di base e uno psicologo. È rimasta sempre ferma nella sua scelta, convinta che quella per lei non fosse più vita.

Cosa dice la legge sul biotestamento

La legge sul biotestamento è stata approvata in via definitiva in senato il 14 dicembre 2017, con 180 voti a favore, 71 contrari e 6 astensioni. Dà legittimità alle disposizioni anticipate di trattamento, e riconosce ad ogni persona capace di agire il diritto di rifiutare qualsiasi trattamento sanitario indicato dal medico.

Il punto principale della legge, specie a livello legale, è proprio il fatto che tali disposizioni della persona sono vincolanti per il medico, che diventa quindi esente da responsabilità civile o penale.

La persona, maggiorenne e in piena coscienza, può esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari, oltre al consenso o il rifiuto rispetto alle cure da intraprendere e ai singoli trattamenti sanitari, comprese le pratiche di “nutrizione e idratazione artificiali”.

Si tratta appunto delle Dat (“Disposizioni anticipate di trattamento”); queste sono revocabili e hanno la durata che la stessa persona che le ha decise intende attribuirgli.

Le Dat devono essere messe in forma scritta, firmate e successivamente autenticate da notaio o altro pubblico ufficiale, o da un medico dipendente del Servizio sanitario nazionale o convenzionato.