Autore: Marco Contini

Crisi Finanziaria - Default - Venezuela

11
Ago

Il Venezuela scongiura il default grazie alla Russia? Ad ottobre 1,3 miliardi in restituzione

Il Venezuela potrebbe ben presto dichiarare default; ad ottobre infatti scade il termine ultimo per restituire 1,8 miliardi di dollari. La Russia potrebbero però salvare il Paese.

Il Venezuelasi trova ad un passo dal default finanziario, dato il termine ultimo per restituire 1,8 miliardi di dollari fissato al 31 ottobre 2017. Ovviamente il Paese non è in grado di pagare l’ingente somma di denaro, avendo le casse vuote, l’inflazione alle stelle e i cittadini ridotti alla fame.

In suo aiuto però potrebbe arrivare la stessa società creditrice, la società energetica russa Rosneft. Ovviamente la società non ha alcuno scopo filantropico, ma lo fa per un suo tornaconto personale.
Gli analisti hanno infatti chiarito che il Venezuela non dovrebbe avere problemi con la scadenza di ottobre e che il default dovrebbe essere scongiurato, almeno per questa volta.

Il prestito di Rosneft non sarebbe infatti di soli 1,8 miliardi, ma con il tempo si sarebbe arrivati a ben 6 miliardi per il Venezuela. L’ad della società russa ha infatti stabilito che la scadenza per la restituzione, prendendo in considerazione la forte crisi, avverrà nel 2020.

Ovviamente per questo ha chiesto delle garanzie: il 50% del capitale di Citgo, filiale di Pdvsa che opera negli Stati Uniti con raffinerie e stazioni di servizio. La Pdvasa è la compagnia petrolifera statale venezuelana che opera nell’estrazione e raffinazione del petrolio e dei gas naturali.
In sostanza la società russa è riuscita ad avere la metà di una società petrolchimica venezuelana con sede negli Stati Uniti.

Un fatto che è stato subito contestato e dichiarato anticostituzionale sia sul fronte esterno con il management di ConocoPhillips che ah presentato ricorso in un tribunale americano che dall’interno.
L’opposizione ha infatti contestato la questione, dal momento che la decisione è stata presa dal solo Maduro, mentre doveva essere approvata dal Parlamento.

Maduro però continua per la sua strada, non curante delle critiche e dei problemi che stanno portando il Venezuela ad un passo dal baratro.

I numeri della crisi in Venezuela

Ciò che meglio rende l’idea di cosa stia avvenendo in Venezuela sono i numeri della crisi. Nei primi 6 mesi del 2017 l’inflazione è arrivata al 176%, crescendo del 21,4% nel solo mese di giugno.
Questo dato risulta piuttosto allarmante, dal momento che si ripercuote direttamente sul potere di acquisto dei cittadini (in sostanza azzerato).

Ma questo non è il dato peggiore, dal momento che il Fondo Monetario Internazionale ha stimato che per il 2017 l’inflazione toccherà il 720%, giungendo poi al 2000% per il 2018.
Per tale ragione l’82% della popolazione vive in povertà e il 52% si trova in una condizione di povertà assoluta.

La mancanza di medicinali e di cibo ha portato a 11mila decessi di bambini con meno di un anno di vita nel 2016. Difatti si calcola che 1 famiglia ogni 12 mangi esclusivamente per strada, raccogliendo cibo ed avanzi dai cassonetti dei rifiuti.
Nel frattempo poi l’export e il pil sono scesi a picco (-26,2% da quando Maduro è al potere), portando così il paese ad una condizione di estrema indigenza.

Una situazione da cui il Venezuela non sembra avere alcuna via di fuga e che, secondo il Fondo Monetario Internazionale, non è ancora giunta al suo picco massimo, che si toccherà nel 2018.