Autore: Marta Liberti

INPS - Pensione

9
Ago

Pensioni ultime novità: impossibile evitare gli scatti di età. In pensione a 67 anni dal 2019

Pensioni ultime novità: impossibile evitare lo scatto di età per l’uscita dal lavoro. La Ragioneria mette in guardia dalle conseguenze per il Paese e il suo debito.

Le ultime novità per le pensioni non sono di certo rincuoranti, dal momento che sembra ormai inevitabile lo scatto dell’età per l’uscita dal lavoro. Dal 2019 in sostanza si dovrà andare in pensione a 67 anni, in modo da evitare problemi per il debito pubblico.

L’Italia ha infatti un altissimo debito pubblico e far slittare l’innalzamento dell’età pensionabile sarebbe una mossa errata. La stessa Ragioneria è infatti intervenuta sulla questione, spiegando che non sarà possibile evitare lo scatto.
Il processo di elevamento dei requisiti minimi e il relativo meccanismo di adeguamento automatico sono dei fondamentali parametri di valutazione dei sistemi pensionistici specie per i paesi con alto debito pubblico come l’Italia. Ciò non solo perché la previsione di requisiti minimi, come quelli sull’età, è condizione irrinunciabile per la sostenibilità, ma anche perché costituisce la misura più efficace per sostenere il livello delle prestazioni.” Queste le parole che si leggono nel rapporto stilato dalla Ragioneria.

Pensioni ultime novità: debito pubblico pesa sulle pensioni

A creare problemi è proprio il debito pubblico italiano che si deve riuscire a non aumentare. Difatti evitare l’innalzamento dell’età pensionabile costerebbe molto caro all’Italia e soprattutto sarebbe possibile solo per un breve periodo mediante una misura tampone e con dei bonus.

Permane inoltre la clausola di salvaguardia inserita nel decreto salva Italia, che prevede di giungere nel 2021 con l’età pensionabile a 67 anni di età. Ma non solo per questa motivazione la Ragioneria dà il suo parere negativo sulla possibilità di evitare l’aumento.

Difatti le conseguenze di uno stop all’innalzamento dell’età pensionabile avrebbe ripercussioni non solo sui contributi versati e sulla spesa pubblica, ma anche sulle pensioni stesse.
Il rischio maggiore è infatti la diminuzione del tasso di sostituzione, ossia il rapporto che vi è tra pensione incassata e ultimo stipendio percepito.

[...] determinerebbe un abbattimento crescente nel tempo dei tassi di sostituzione fino a raggiungere, alla fine del periodo di previsione, 12,8 punti percentuali per un lavoratore dipendente e 10 punti percentuali per un lavoratore autonomo, con conseguente peggioramento anche dell’adeguatezza delle prestazioni pensionistiche rispetto alla normativa vigente.
La riduzione si spiega in ragione sia del più basso coefficiente di trasformazione, correlato all’età di pensionamento, e sia della corrispondente minore anzianità contributiva.

Queste le parole della Ragioneria per mettere in chiaro cosa potrebbe avvenire con uno slittamento. In sostanza quindi le richieste avanzate dai sindacati non sembrano attuabili e dal 2019 si dovrà accettare l’innalzamento dell’età pensionabile per non avere problemi peggiori.