Autore: Redazione

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4
Lug

EconoMonitor: chi governa in Italia? Guida al potere politico del nostro Paese

Chi governa in Italia? Rispondere a questa domanda è importante per gli investitori, perché dà un senso di come funziona davvero il paese e permette di comprendere come i vari progetti di riforme possono trasformarsi in opportunità di fortunato successo. Tuttavia, comprendere le dinamiche della politica italiana è un esercizio difficile, e persino le élite del paese tendono ad avere una visione annebbiata della struttura politica in Italia.

Chi conta davvero nella scena politica italiana? E quanta influenza ha sulle sorti del paese?

Traduciamo da Economonitor, l’analisi di Alessandro Aresu,
pubblicata in versione integrale su Limes (lingua inglese).

Grandi aziende e mercati finanziari

Beppe Grillo ritiene che sia la Borsa di Milano, il centro del potere politico in Italia. Negli ultimi 10 anni, il volume del mercato finanziario si è ridotto e Piazza Affari è passata dal nono al ventesimo posto nella classifica delle piazze di rilevanza internazionale. Molte delle aziende più grandi hanno spostato le loro quotazioni altrove (ad esempio Prada ha scelto Hong Kong), per altre invece c’è stata la cancellazione dai listini (come per la Benetton Group lo scorso anno).

Allo stesso tempo, le performance del «Made in Italy» (marchi come, tra gli altri: Campari, Luxottica, Tod’s) sono andate discostandosi dal movimento dell’indice FTSE MIB. Il «futsi mib», l’indice che contiene le azioni delle 40 maggiori società italiane ed estere, capitalizzate sui mercati della Borsa Italiana, riflette il predominio delle imprese parzialmente privatizzate (Eni, Enel, Finmeccanica) e la sopravvivenza, quasi per inerzia, delle élite.

Parlamento

Il Movimento 5 Stelle ha fatto un buon uso della fede degli elettori italiani, rispettando la promessa che ogni membro del parlamento sia ugualmente potente, ma in verità hanno tutti ben poca influenza sul processo legislativo, nonostante i loro lauti stipendi.

C’è da dire che anche se i parlamentari hanno la capacità di emettere voti e gettare sabbia sugli ingranaggi, l’esecutivo domina il processo decisionale con l’emissione di decreti che rappresentano circa il 50% delle leggi approvate dal parlamento. A tutto questo, si aggiunga che molti dei membri del parlamento sono per lo più occupati nel rilasciare dichiarazioni alla stampa, anziché indicare progetti o adempiere ai doveri democratici.

Partiti politici

Anche se il Parlamento non è più un posto di potere, i partiti politici esercitano una considerevole influenza a livello locale, perché controllano gli appuntamenti alle fondazioni delle banche (pietra angolare del sistema di credito in Italia), le agenzie sanitarie e quelle industriali e guadagnano con società sussidiarie. Molti politici locali usano la loro autorità per assicurarsi la sopravvivenza sul lungo termine.

La Banca Centrale Europea

Per l’Italia, la Banca Centrale Europea (BCE) è diventata un salvagente finanziario. Con l’ex Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi alla guida, la BCE fornisce al paese un aiuto vitale di fondi, e lo mette in contatto con Berlino e Washington.

Nonostante il Presidente Napolitano ed il Premier Letta abbiano un ruolo centrale nella gestione di queste relazioni, i mercati continuano a ritenere che Draghi sia in realtà l’uomo ad avere l’ultima parola sul futuro dell’Italia, un riflesso di crescente politicizzazione.

Tecnocrati e burocrati

Napolitano, ex comunista, dirige una serie di istituzioni che possono essere ancora in grado di guidare un cambiamento, nel caotico contesto politico italiano. La Banca d’Italia, alleata con l’esecutivo politico, è la roccaforte delle élite economiche (e, occasionalmente, politiche) del paese. I tecnocrati che hanno guidato l’Italia occupano una posizione piuttosto critica, nell’apparato politico del paese. Due alti funzionari al Ministero dell’Economia e della Finanza (MEF), Giuseppe Chiné e Vincenzo Fortunato, sono probabilmente molto più importanti dell’intero Parlamento Italiano (L’ex Premier, Silvio Berlusconi, ha ironicamente suggerito che vorrebbe tornare in carica come Primo Ministro).

Il corpo amministrativo più grande, il MEF, ha il potere di dire «sì» quando si tratta di allocare i fondi per progetti destinati alla promozione della crescita dalla Cassa Depositi e Prestiti (CDP), società d’azioni per il 70% posseduta dal MEF e per il 30% da altre banche e istituzioni. Nell’ultimo turno di elezioni, i candidati hanno dovuto inesorabilmente citare il CDP come fonte di finanziamento per la loro lista dei desideri politici. Durante il recente periodo del consolidamento fiscale, Mario Canzio, Ispettore generale per gli affari economici della Ragioneria, ha avuto a sé più influenza di qualsiasi altro politico, manager o amministratore pubblico in Italia.

La crescita dello Stato Amministrativo

Luigi Fiorentino, capo del gabinetto del MIUR, il Ministero dell’Istruzione, ha detto che in Italia, il modello di crescita-by-decreto crea in ultima istanza più burocrazia che opportunità. Secondo la sua analisi, l’implementazione di un numero di politiche importanti (iniziative innovative, progetti di infrastrutture o di imprenditorialità, tra le altre cose) richiedono l’adozione di oltre 70 misure proposte dal primo ministro e dai vari pubblici ministeri. Chiaramente, la burocrazia ha già abbastanza potere, abilitare queste, e poi altre, porterebbe lo Stato Amministrativo ad avere un’autorità sempre maggiore nel processo di decisioni del Parlamento.

Da Economonitor: A Guide to Political Power in Italy, di Alessandro Aresu
Traduzione di Federica Agostini