Autore: Marco Contini

ATAC - Comune di Roma

27
Lug

Atac sommersa di debiti. Il crac finanziario è dietro l’angolo

Atac è ad un passo da la fallimento e l’azienda che si occupa del trasporto nella Capitale potrebbe ben presto avere un crac finanziario.

Atac è sull’orlo di una crisi finanziaria senza precedenti e il direttore Rota lancia l’allarme: l’azienda è coperta dai debiti. La notizia giunge per nulla inaspettata dal momento che da tempo si parla della preoccupante situazione finanziaria di Atac, ma l’attuale amministrazione non sembra mai essersi curata della questione.

Bruno Rota è direttore generale di Atac da marzo ed è stato chiamato per risanare i bilanci di un’azienda che da ormai 10 anni chiude in pesante rosso. Rota ha 62 anni e molta esperienza nel campo (precedentemente ha risanato l’azienda dei trasporti di Milano), Atac però è una vera e propria voragine senza fine.

Bruno Rota lancia l’allarme: Atac è sull’orlo del crac

Bruno Rota intervistato dal Corriere ha messo in luce i problemi che ha riscontrato nell’azienda e messo in luce in che modo si potrebbero sanare.
Il direttore afferma che in questi mesi ha compreso bene qual è la situazione di Atac e ha chiaro che i debiti dell’azienda la stanno portato sull’orlo di un baratro.

Atac al momento ha 1.350 milioni di debito che, sebbene negli ultimi mesi non è cresciuto, sarà difficile da abbassare.
Bisogna ripristinare un sistema di controllo sulle regole che pur ci sono ma che da tempo nessuno rispetta, per cui ognuno fa ciò che gli pare” queste le parole con cui Rota risponde alla domanda “Gli stipendi riuscite a pagarli?”.

Attualmente gli stipendi dei dipendenti Atac vengono pagati mediante misure tampone e prestiti da parte del Comune, ma la situazione non può continuare così a lungo.
Rota si esprime anche sulle teorie che prevedrebbero una diminuzione del personale, che giudica inutili.

Il punto per il direttore di Atac è infatti far lavorare meglio e di più coloro che sono nell’azienda, che ha da anni problemi di assenteismo. Sebbene infatti nel 2015 sia stato introdotto l’obbligo di timbratura del cartellino, sono pochi i dipendenti che attuano la pratica.
Rota afferma che alcuni lavorano solo 3 ore al giorno, nel migliore dei casi.

L’intervista che Il Corriere ha effettuato a Rota mette in luce tutti i problemi che da anni sono noti ai cittadini della Capitale che si spostano sui mezzi, ma non alle sfere alte.
La soluzione si dovrà trovare al più presto altrimenti la società rischia il fallimento, cosa che però non sembra chiara ai sindacati che ha incontrato il direttore.

Le parti sociali infatti, afferma Rota, non hanno ben presente lo stato della situazione e che si è giunti all’“ultima spiaggia”. La situazione potrebbe quindi portare a serie ripercussioni e se nell’immediato non si farà nulla Atac potrebbe ben presto dover dichiarare il fallimento.